Il Cavanis non ha mai smesso di educare. Anche negli ultimi due decenni, quando la scuola italiana diventava quello che è adesso, cioè un luogo che fa imparare 

comportamenti e nozioni tecnico-pratiche facilmente spendibili, il Cavanis invece ha sempre portato avanti una didattica fondata sulla consapevolezza profonda che il sapere (anche quello tecnico-scientifico) non è mai solo pratico e operativo.  Non si tratta, in altre parola, di diventare abili ad usare il computer o a fare una reazione chimica. Anche questo. Ma il sapere, per il Cavanis, quello scientifico e quello umanistico, è prima di tutto stupore, meraviglia, scoperta: solo se a scuola l'allievo avverte questo clima di felice allargamento del sapere e di libertà nel conoscere potrà maturare competenze culturali e civili della persona.  Inoltre, al Cavanis, la didattica è armonizzata con la personalità dell'allievo: non possiamo infatti fare scuola uguale per tutti: ci sono ragazzi che maturano prima e altri che hanno ritmi più lenti e riflessivi. Senza coltivare la pigrizia e senza inseguire qualche genitore che vorrebbe sempre il voto dieci per suo figlio, il Cavanis ha nella sua didattica l'accompagnamento nella crescita, l'affiancamento nel metodo, la possibilità dei recuperi e dei potenziamenti, il suggerimento di proposte per approfondimenti e ricerche personali. Questo difficile e paziente lavoro della didattica, consente nei gruppi classe del Cavanis di scoprire e valorizzare le eccellenze ma, insieme, di coltivare anche i ragazzi lenti e pigri, quelli che a volte in altre scuole si sentono come degli scarti o addirittura abbandonati a se stessi.