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L’ex allievo che studia le rocce… foreste

Il nostro ex allievo Luca Reato (Cavanis -maturità classica 2012) sta completando il suo percorso di dottorato in Geologia a Bratislava: a lui il preside del Cavanis Ivo Cunial ha chiesto di descrivere qualcosa delle sue ricerche. Il dott. Reato ci ha così risposto: “Io sono sempre stato molto modesto riguardo al mio percorso e non amo particolarmente la pubblicità, però riconosco che la geologia viene valutata come una materia “secondaria” a livello delle scuole superiori (motivo per cui negli ultimi anni abbiamo cali abbastanza pesanti nel numero degli iscritti in quasi tutti i dipartimenti universitari italiani).

Per quanto riguarda il mio lavoro di dottorato a Bratislava, in Slovacchia, sto studiando delle rocce molto particolari chiamate “xenoliti”. I classicisti capiranno fin da subito il significato, ovvero: “rocce estranee”. Sono appunto delle rocce strappate dalla crosta o dal mantello terrestre durante la risalita in superficie di un qualsiasi tipo di magma, e che quindi non hanno niente a che vedere con la lava che le ha portate in superficie. Faccio un parallelo poco ortodosso, ma che possono capire tutti, sono l’equivalente dei moscerini che troviamo sul parabrezza della macchina dopo un lungo viaggio: non sono partiti con noi e non fanno parte della macchina, però li abbiamo presi e sono arrivati a destinazione assieme a noi. La risalita molto rapida e il raffreddamento violento in superficie (passiamo da 700-1300 °C alla temperatura ambiente in pochi secondi), preserva le caratteristiche fisico-chimiche che queste rocce hanno in profondità. Studiando gli xenoliti si tocca una parte della Terra che a noi è nascosta e irraggiungibile. Le rocce che sto studiando io, in particolare, sono state formate tra i 25 e i 30 km di profondità, alla base della crosta terrestre, e sono state eruttate 5.2 milioni di anni fa da un vulcano che all’epoca era attivo nell’attuale zona al confine tra Slovacchia e Ungheria (che consiglio particolarmente se si vuole assaggiare del buon vino!).

Questo percorso è in qualche modo simile a quello che ho studiato a Padova per la mia tesi magistrale, dove abbiamo analizzato xenoliti provenienti da svariate miniere di diamanti sudafricane per determinare il comportamento del mantello sotto al Sud Africa. In quel caso le rocce erano un “cicinìn” più antiche e profonde… parliamo di un miliardo e mezzo di anni e di 200 km di profondità.

Adesso sono arrivato all’ultimo anno di dottorato, e, sebbene Bratislava sia una delle capitali più piccole d’Europa, ho avuto l’occasione di collaborare con molte altre Università e Istituti scientifici dell’Europa Centrale (tra cui Vienna, Praga e Zurigo), nonché di presentare il mio lavoro in una serie di conferenze scientifiche in giro per l’Europa. Per il futuro, ahimè, c’è un grande punto interrogativo, come spesso accade nel mondo della ricerca, ma nessuna porta rimane chiusa. Ci tengo, però, a dire una cosa in particolare: senza il programma di insegnamento della lingua inglese sin dalla prima elementare che ho avuto al Cavanis (senza dimenticare il metodo: la maestra Mariani ci diceva sempre che “l’inglese si impara giocando”, ed è così!) e senza il programma di scambio culturale con la Svezia, non penso sarei riuscito a buttarmi senza troppe paure a fare ricerca all’estero”.

Per approfondimenti: https://www.mdpi.com/2075-163X/12/2/156

Uno dei xenoliti studiati dal dott. Luca Reato, ex allievo Cavanis di Possagno. Lo xenolito è quello bianco al centro e la roccia nera attorno è il basalto alcalino che lo ha portato in superficie. I quadrati bianchi e neri sotto sono la scala e hanno 1 cm di lato. Da: Reato, L., Huraiová, M., Konečný, P., Marko, F., & Hurai, V. (2022). Formation of esseneite and kushiroite in tschermakite-bearing calc-silicate xenoliths ejected in alkali basalt. Minerals, 12(2), 156.
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