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Quando il Coronavirus diventa l’imputato

Immaginate di trovarvi in un gruppo di ragazzi e ragazze di 18 o 19 anni in questi giorni di primavera 2020, con l’emergenza sanitaria che ha limitato le loro vite e che rende incerto il futuro. Il Coronavirus, per questi ragazzi della maturità è diventato l’imputato numero Uno, accusato di aver violato alcuni articoli della Costituzione, in particolare l’art. 16 che dice: “ogni cittadino puo` circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche. Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge”. Il prof. di Filosofia, Daniele Barbisan, ne ha parlato con i ragazzi delle quinte licei a cui insegna, ha organizzato un dibattito che è andato sempre più ad assomigliare a un processo vero e proprio, in cui alcuni studenti hanno fatto da giudici, altri da avvocati della difesa e altri, infine, da avvocati dell’accusa. I giudici (Zancanaro, Prevedello, De Paoli) hanno esposto all’aula (virtuale!) l’oggetto del contendere, l’articolo oggetto di osservazione e la natura particolare dell’imputato (un virus, non informatico!) che in effetti potrebbe essere condannato ma che non sconterebbe alcuna pena… Il processo è cominciato il 25 maggio, con la raccolta della documentazione e la preparazione delle tesi di parte. Per l’accusa (Foggiato, Ceccato, Peroni, Biasion, Bernardi) il Coronavirus ha effettivamente leso il diritto della libertà di movimento e di espressione delle persone al di là della legittima prevenzione sanitaria che andava messa in campo. Invece, la difesa (Vardanega, Surian, Baggio, Battaglia, Perozzo) ha sostenuto che l’imputato ha rispettato gli articoli oggetto di osservazione e ha quindi agito nel pieno rispetto del diritto sacrosanto della salute dei cittadini. Il dibattimento è proseguito fino al 27 maggio 2020, in forma pubblica, attraverso la piattaforma meet della didattica a distanza.. I giudici si sono già ritirati in Camera di Consiglio per emettere la sentenza. Vittoria Prevedello, referente del progetto didattico assieme ai docenti coinvolti (oltre a Barbisan: Marconato, Bombardelli, Feletto) daranno a breve comunicazione della sentenza. Per ora, un vantaggio del processo c’è: la ricerca e il dibattito entreranno a far parte dell’esperienza di Cittadinanza e Costituzione che gli stessi allievi presenteranno all’Esame di Stato 2020.

Parzialmente assolto il Coronavirus
Le classi quinte liceali del Cavanis di Possagno hanno concluso il “processo al Coronavirus”: si è trattato di un “debate” costruito con le modalità di un processo, dove i giudici hanno ascoltato le ragioni dell’accusa e della difesa e alla fine hanno emesso un verdetto. Si trattava di capire se il Coronavirus (era lui l’imputato!) aveva volutamente e ripetutamente violato i diritti delle persone stabiliti dalla nostra Carta Costituzionale. All’inizio, l’accusa aveva fatto riferimento solo all’art. 16, ma poi, nel dibattimento sono stati chiamati in causa molti altri passi della Costituzione: l’art. 1, sulla sospensione del diritto al lavoro che è fondamento per il nostro sistema democratico; l’art. 2, sulla sospensione dei diritti inviolabili di ogni uomo e donna nei quali trae origine e compimento la personalità del cittadino; l’art. 3, sulla pari dignità sociale dei cittadini e sulla loro uguaglianza davanti alla legge; l’art. 9, sul blocco della ricerca scientifica, della scuola e della cultura causato dalla pandemia. Ma il Coronavirus è stato accusato di aver violato anche l’art. 19, impedendo ai cittadini di professare liberamente la propria fede nei luoghi di culto, e persino l’art. 37, sulla disparità tra uomo e donna che la pandemia avrebbe aggravato. I giudici hanno voluto che l’accusa e la difesa si pronunciassero su ogni articolo preso in considerazione e attribuivano per ogni articolo la vittoria o dell’accusa o della difesa a seconda dei dati e delle argomentazioni fornite dalle parti. Sono risultate convincenti le ragioni dell’accusa riguardo agli articoli 1, 3 e 19; mentre la difesa ha avuto la meglio sugli articoli: 2, 9, 16 e 37. Alla fine, quindi, dopo una riunione in Camera di Consiglio che si è conclusa il 28 maggio 2020, il Coronavirus è stato scagionato per aver superato 4 a 3 gli step del dibattito. Il messaggio che ne esce da questo laboratorio di Cittadinanza dei licei Cavanis di Possagno (svolto completamente on line) è che la “situazione emergenziale Covid-19”, esaminati i diversi elementi (cause, effetti, scelte politiche ecc) ha creato sicuramente una situazione eccezionale, e per certi aspetti drammatica, ma l’oggettiva sospensione delle prerogative costituzionali era dovuta alla considerazione che il diritto alla salute e la tutela della vita umana ha una prevalenza giuridica e sociale superiore ad ogni altra considerazione. Il Direttore, padre GIuseppe Francescon, e il Preside, prof. Ivo Cunial, si sono complimentati per l’iniziativa col prof. Daniele Barbisan che ha coordinato tutto il lavoro dei ragazzi.

#noi siamo invisibili per questo governo
La settimana fondamentale per la scuola cattolica Mentre si ...
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